Restauro delle fontane poste nel giardino piano di Villa d’Este

Cenni storici sul Giardino piano

Lo straordinario complesso di Villa d’Este è caratterizzato da una conformazione planimetrica e architettonica che, nei suoi tratti essenziali, è rimasta coerente rispetto all’assetto originario cinquecentesco e alle modifiche intercorse soprattutto nel ‘600 ad opera degli eredi del cardinale Ippolito II d’Este. Al contrario risulta completamente mutato il contesto vegetale attuale che ha avuto uno sviluppo diverso, indipendente e, in diversi tratti, peculiare. Le modificazioni introdotte nei secoli XVII, XVIII e XIX hanno infatti comportato una notevole modifica nelle masse arboree, nell’uso e nella localizzazione delle essenze. L’impianto originario del complesso estense di Tivoli è ricostruibile grazie al dipinto murale di Girolamo Muziano nella Sala della fontana rustica (1565-67), ad incisioni e a fonti letterarie cinquecentesche.

La struttura planimetrica della villa e del suo giardino si struttura partendo a ritroso rispetto all’ingresso odierno.

L’ingresso originario di Villa d’Este è infatti collocato nella parte più bassa del complesso, proprio in corrispondenza del Giardino piano, un grande terrazzamento pianeggiante creato grazie a imponenti sostruzioni realizzate nella Valle Gaudente. Un semplice portale chiuso da un cancello si apre tra le case medievali del centro di Tivoli.

Dopo un breve tratto segnato da due fontane rustiche, si entra nell’ampio spazio del Giardino piano.

Qui era stato realizzato il Giardino dei Semplici, composto da sedici aiuole quadrate coltivate con erbe officinali, fiori e alberi da frutta. Un pergolato in legno, a croce greca, suddivideva lo spazio e, all’incrocio dei quattro bracci, era collocato un grande padiglione ottagonale coperto da una cupola con otto aquile argentee e da un giglio dorato sulla sommità.

Agli inizi del XVII secolo furono realizzati una serie di lavori che conferirono un nuovo aspetto a tutto il Giardino piano. Il padiglione in legno venne abbattuto e al suo posto furono piantati i cipressi che davano il nome alla Rotonda dei cipressi, punto focale della parte inferiore della villa. La scultura della Diana di Efeso o Madre Natura fu spostata dalla Fontana del Diluvio e collocata lungo il muro perimetrale del giardino. Inoltre vennero realizzate le quattro Fontane delle aquile estensi e la Fontana dei cigni. È probabile che la Fontana dell’Inverno – che accoglie la scultura in origine collocata nella Gran loggia – e le Mete sudanti siano state realizzate anch’esse agli inizi del XVII secolo.

L’attuale assetto del Giardino piano si è definito in seguito alle trasformazioni dei secoli XIX e XX.

Al XX secolo risalgono inoltre le bordure circolari in tartaro che delimitano le fontane delle Aquile e le Mete.

 

Il progetto

Il progetto di restauro ha interessato le fontane poste nel Giardino piano del sito nel sito UNESCO di Villa d’Este:

  • fontane delle Aquile: si tratta di quattro manufatti/fontana disposti secondo un doppio asse di simmetria a forma di croce;
  • fontane delle Mete: sono due manufatti caratterizzati da una scogliera rustica rastremata verso l’alto e caratterizzata da quattro archi che si aprono alla base, sono dette anche “mete sudanti” poiché l’acqua sembra trasudare dalla scogliera rustica;
  • fontana di Diana o di Madre Natura: formata dalla scultura della Diana di Efeso in origine collocata nella fontana dell’Organo e spostata ad inizio seicento nel Giardino piano e circondata da una scogliera rustica di tartari;
  • fontana dei Cigni o di Arianna

I lavori erano inseriti nel più ampio intervento PNRR “La via delle acque” che ha previsto anche la revisione completa dell’apparato idraulico del settore dell’impianto dove sono collocate le fontane oggetto dell’intervento e portato al pieno recupero delle fontane nel proprio aspetto peculiare, sia nella forma che nella funzione.

L’area interessata dal progetto di restauro è caratterizzata da spazi aperti e comunicanti tramite viali bordati da siepi di varia altezza.

Gli interventi hanno riguardato diverse tipologie di opere, tra cui:

– operazioni di disinfezione e disinfestazione;

– operazioni di pulitura;

– operazioni di consolidamento;

– operazioni di trattamento di elementi metallici;

– operazioni di integrazione di parti mancanti;

– operazioni di stuccatura, microstuccatura, presentazione estetica;

– operazioni di protezione;

– altre operazioni (chiusura o bloccaggio dell’afflusso d’acqua alle fontane; impermeabilizzazione delle vasche d’acqua).

Il progetto ha mirato al recupero dell’immagine di una porzione del Giardino piano, riducendo inoltre i fenomeni di degrado e ridando piena leggibilità ai materiali e alla forma dei manufatti.

 

Le fontane interessate dall’intervento, sono, in particolare:

 

  1. Fontane delle Aquile.

Realizzate secondo un doppio asse di simmetria a croce, prendono il nome dalle aquile (simbolo araldico degli Este). Le quattro fontane sono poste nei grandi parterre che delimitano la croce greca alla cui intersezione è collocata la rotonda dei cipressi.

Tutte e quattro presentano una vasca polilobata inserita in un’area circolare più ampia delimitata da un basso cordolo in tartari.

Presentavano muschi e piante infestanti, in minor numero, che coprivano abbondantemente le figure delle fontane, che sono stati eliminati ridando forma alle parti scultoree. Gli interventi degli inizi del Novecento avevano determinato inserimenti occasionali di cemento, che sono stati ripristinati.

 

  1. Fontane delle Mete o Mete sudanti.

Sono due fontane situate sul viale che costeggia la terrazza panoramica della fontana di Arianna o dei Cigni.

Sono composte da massi di forma irregolare, posti gli uni sugli altri in ordine decrescente e ricoperti da vegetazione. Sulla sommità si trovano gli zampilli dai quali fuoriesce l’acqua che scorre lungo la scogliera fino alla vasca circolare posta alla base e delimitata da due cordoli in tartaro.

Il nome e la forma rimandano alla Meta Sudans di Roma, posta tra l’Arco di Costantino e il Colosseo.

La qualità delle acque del fiume Aniene ha portato a un ispessimento consistente della superficie esterna, consistente in una concrezione friabile e scalfibile; pertanto è stata necessaria un’operazione di accurata rimozione dei depositi su tutte le superfici esterne delle Mete.

Il principale fattore di degrado è infatti rappresentato dalla presenza dell’acqua che, percolando sulle superfici sottostanti, si raccoglie nella vasca posta alla base. Si crea così l’accumulo di ingenti depositi calcarei che ricoprono la decorazione rocciosa della fontana, nascondendo le superfici. Al di sopra di questi depositi si crea, favorita dalla notevole umidità, una spessa patina biologica e la crescita di numerose piccole piante superiori.

E’ stata necessaria una rimozione prima della patina biologica e, a seguire, del calcare che si è accumulato con il tempo sulle superfici irregolari delle rocce. Oggi le Mete sono tornate del colore e della forma originari, ma già si vedono i primi segni di degrado, dovuti all’incessante scorrere dell’acqua.

 

  1. Fontana di Diana di Efeso o di Madre Natura.

La Fontana della Madre Natura, o Fontana dell’Abbondanza, o di Diana di Efeso, è posta a ridosso del muro di cinta, sul lato settentrionale del giardino, vicino all’ingresso originale della Villa su Via del Colle. Su un fondo decorato a tartaro tiburtino (materiale calcareo molto usato per suggerire la ‘rusticità’ di grotte e fontane) è posta la scultura della Madre Natura, ispirata all’iconografia della Diana di Efeso e caratterizzata dalle molte mammelle che rimandano alla fertilità generatrice. La statua fu realizzata dallo scultore fiammingo Gillis van den Vliete (italianizzato Giglio della Vellita o Egidio della Riviera) da Ippolito II, per ornare la nicchia centrale della Fontana oggi detta dell’Organo. Alessandro d’Este la fece spostare nel 1611 nell’attuale posizione. La statua è collocata sotto un arcone rustico lavorato con tartari, a simulazione di una grotta naturale, su un fondo anch’esso rivestito di tartari più minuti; dalle molteplici mammelle fuoriescono sottili getti d’acqua che si riversano nel basso bacino mistilineo.

Presentava forti insediamenti di piante spontanee ed infestanti; perciò è stato necessario intervenire rimuovendo gli attacchi attraverso applicazione di biocida. Per quanto riguarda la scultura, la parte inferiore risultava di difficile lettura in quanto nascosta dagli spessi depositi carbonatici; la parte superiore, scurita dalla patina biologica, mostrava alcune mancanze di cui le principali al naso e gli arti superiori (avambraccio e mano destra, dita della mano sinistra).

Anche qui, il principale fattore di degrado è rappresentato dalla presenza dell’acqua. Zampilli si dipartono dalle numerose mammelle della scultura della dea, percolando sulle superfici sottostanti fino a convogliare nella vasca antistante. Per tale ragione la metà inferiore della fontana mostrava uno stato di conservazione molto differente da quella superiore. Si erano qui accumulati ingenti depositi calcarei che ricoprivano la metà inferiore della scultura e la parte di decorazione rocciosa della nicchia che la ospita, nascondendo i dettagli delle superfici. Al di sopra di questi depositi si osservava poi, favorita dalla presenza abbondante di acqua, una spessa patina biologica e la crescita di numerose piccole piante superiori. La parte superiore della nicchia e della statua invece vedeva una scarsa presenza di depositi e un biodeterioramento consistente principalmente in una patina scura diffusa.

L’accurata pulitura delle superfici e gli interventi sia alla figura di Diana che alla vasca inferiore, hanno riportato alla luce dettagli importanti della statua, in modo particolare le decorazioni della parte bassa del corpo e gli arti inferiori. Tuttavia si è scelto di non reintegrare le parti scultoree mancanti, per non creare un falso storico nella conservazione del manufatto.

 

  1. Fontana dei Cigni o di Arianna.

È posta nel piccolo piazzale sporgente rispetto al limite delle sostruzioni che sorreggono il Giardino piano.

La fontana funge da termine prospettico al viale che inizia dalla Rotonda dei cipressi, passando tra le Mete e giungendo infine allo spiazzo dove è collocata la fontana. Ormai priva delle statue che originariamente la ornavano, prende il suo nome dalla statua di Arianna dormiente che in origine era posta nella nicchia centrale.

La fontana non è alimentata dalle acque e lo stato conservativo delle superfici della fontana risultava discreto, anche in considerazione del fatto che il restauro dei primi anni 2000 ha già affrontato le principali problematiche a carico del manufatto. Tuttavia l’esposizione all’aperto aveva comportato una perdita di parti della decorazione in mosaico, anche di restauro, fenomeni di distacco e aree di caduta degli intonaci, fessurazioni e fratturazioni diffuse. Inoltre, piccole piante superiori si erano insinuate nelle discontinuità dei materiali e una patina biologica era diffusa sull’intero manufatto e gli elementi decorativi in cemento dell’aquila e del giglio risultavano distaccati e giacenti vicino alla fontana, non integri e con diverse fratturazioni.

Un’accurata pulizia delle superfici, coadiuvata alla stuccatura delle fessurazioni e al reintegro dei mosaici distaccati, ha portato al recupero della fontana e la messa in pristino delle superfici, riscoprendone i colori.

 

In conclusione, possiamo valutare come la presenza dell’acqua del fiume Aniene, abbondante ma ricca di depositi minerali e di sedimenti fangosi, rappresenta una caratteristica peculiare di Villa d‘Este. Le operazioni di manutenzione ordinaria e straordinaria che vengono svolte regolarmente dall’Ufficio Tecnico, coadiuvato da archeologi e restauratori, sono finalizzate all’eliminazione degli attacchi biologici e delle concrezioni, alla pulitura e consolidamento delle superfici e al ripristino finale delle fontane, per mantenerle funzionanti ed eliminare il degrado naturale delle superfici e dell’impianto idrico.

 

 

RIFERIMENTI AMMINISTRATIVI
  • determina n. 185 del 4 ottobre 2024 (affidamento incarico all’ATI Federiciana Restauri Di Maria Luisa De Toma (Capogruppo / Mandataria) / Emiliano Africano Srl (Mandante))
  • Inizio dei lavori: ottobre 2024
  • Fine dei lavori: marzo 2025
  • Squadra di lavoro: RUP e Direttore operativo: Dott. Davide Bertolini, Collaboratore al RUP: Dott.ssa Veronica Fondi, Collaboratori tecnici: Arch. Laura Baruzzi, Elisabetta Ciniglio, Incaricato della programmazione della spese per investimenti e collaboratori: Dott.ssa Elena Achille, Incaricato della predisposizione e del controllo delle procedure di bando e esecuzione dei contratti: Stefania Coccioni
ANTE OPERAM
POST OPERAM
iscriviti alla mailing list

Ricevi aggiornamenti mail su eventi, esibizioni, mostre etc


Villa Adriana e Villa d’Este
Piazza Trento, 5
00019 Tivoli (RM), Italia
tel. +39 07745589
email: va-ve@cultura.gov.it
pec:  va-ve@pec.cultura.gov.it

Villa Adriana e Villa d’Este fanno parte della lista UNESCO del patrimonio mondiale