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Area teatro Viale Cipressi Post

Villa Adriana, percorso Yourcenar

Ufficio Tecnico

In origine l’entrata principale per la visita a Villa Adriana era situata a destra rispetto al cancello d’accesso attuale, ove esiste tuttora un cancello antico: da qui si raggiungeva l’area del Teatro Greco,  percorrendo un tratto di viale alberato di cipressi, in fondo al quale era situata la biglietteria; il percorso, costeggiando il Teatro Greco, consentiva di passare nei pressi della Palestra e di giungere sotto il Casino Fede, per arrivare al Tempio di Venere mediante una scalinata e da lì proseguire verso il Pecile percorrendo un lungo tratto del Viale dei Cipressi.

Sono stati eseguiti i lavori per consentire la riapertura ai visitatori del percorso in oggetto e si sono rese necessarie una serie di operazioni di consolidamento, messa in sicurezza e predisposizioni di accessibilità per permettere al pubblico di attraversare alcuni spazi, dei quali era precluso l’accesso.

Per poter riaprire il percorso di visita, è stata affidata la progettazione ad un professionista esterno, che ha lavorato in stretto rapporto con la Stazione Appaltante.

 

Il progetto

Gli ambiti di intervento che si sono progressivamente concordati tra l’Istituto ed il progettista, hanno riguardato vari punti ed aree:

 

Area tra il teatro Greco e il tempio di Venere come nuovo percorso di visita

Si tratta dell’itinerario che collega il cosiddetto teatro Greco al Tempio di Venere.

Qui gli interventi, nell’ottica della richiesta mirante a consentire l’abbattimento delle barriere architettoniche, si sono orientati a un rifacimento dei piani di calpestio cosi da renderli praticabili ed accessibili a tutti, la tecnologia scelta si è orientata sulle terre stabilizzate, drenanti o non drenanti a seconda dei casi.

Per l’area antistante il Teatro Greco, è stata verificata preliminarmente l’idoneità dei materiali a essere efficacemente impiegati nella pavimentazione, attraverso la caratterizzazione degli inerti individuati e la misura delle resistenze ottenibili dagli stessi in miscele raggiungendo così l’ottimizzazione del contenuto in acqua dell’impasto e del dosaggio del legante.  Il prodotto si pone l’obiettivo di riscoprire le valenze di integrità paesaggistica ed ecologica tipica delle strade bianche naturali, prive di bitumi e calcestruzzi, superando le problematiche di polverosità, fango, e buche; senza alterare gli equilibri idrogeologici.

L’utilizzo del sistema stabilizzante naturale ecocompatibile per terreni consente la realizzazione di viabilità e percorsi naturali in zone di pregio naturalistico e storico.

Il piano calpestabile esistente è stato utilizzato come piano di sottofondo limitando la preparazione ad un solo livellamento tramite una scarnitura superficiale così da evitare qualsiasi tipo di scavo archeologico.

Nel tratto che passa perimetralmente al Teatro Greco il percorso eseguito è una pavimentazione in terra stabilizzata drenante e con l’aiuto di adeguate pendenze, le acque piovane verranno convogliate a dispersione verso il terreno circostante.

Al contrario, il tratto di percorso che sale lungo il viale dei cipressi verso il ponte pedonale è stato provvisto di canalette di deflusso con adeguati chiusini per convogliare le acque piovane, poiché la pavimentazione utilizzata non è drenante: sono stati predisposti al di sotto dei chiusini in ghisa, dei tombini che tramite dei tubi in pvc, incanaleranno le acque a dispersione.

Per evitare che il visitatore oltrepassi le zone di visita, sono state previste staccionate in legno alternate da siepi di bosso.

Le aree circostanti il tempio di Venere sono risultate particolarmente delicate, poiché erano prevalentemente coperte da uno strato di pozzolana, utilizzata a protezione e livellamento del terreno per i piani di calpestio di tutta la Villa, ma successivamente la pozzolana si è dilavata, lasciando scoperta gran parte del banco di tufo.

Emergevano anche alcune fasce in cui si conservavano resti pavimentali policromi in opus sectile che versavano in pessime condizioni perché soggette agli agenti atmosferici e al calpestio dei visitatori e del personale interno.

Per tali motivi le zone visibili di pavimentazione originale sono molto abrase, con numerose lacune, fessurazioni, fratturazioni e fenomeni di distacco di frammenti. Quasi ovunque si osservava un degrado di origine biologica, con patine verdi o scure, colonizzazioni briofitiche e licheniche e piccole piante che vanno a coprirne in parte la superficie.

Dopo un accurato restauro delle pavimentazioni, il progetto ha previsto la realizzazione di dissuasori bassi autoportanti in ferro e consistenti in moduli componibili adatti a seguire il perimetro da proteggere al passaggio sia degli addetti ai lavori che dei turisti stessi.

Per la loro posa in opera è stata necessaria una modellazione e livellamento del terreno tramite un riempimento di terra pressata fino a raggiungere una nuova quota di calpestio. L’area colmata è stata quella compresa tra il colonnato del Tempi di Venere e le tracce del peristilio esterno.

 

Infine, in prossimità della via tecta, il progetto ha previsto la sostituzione delle parti in legno del ponte di attraversamento, mantenendo solo le putrelle strutturali. Su queste sono state poste delle lastre pavimentali tipo keller, e un sistema di protezione tramite dei deterrenti doppi, i primi atti a garantire un agevole passaggio e i secondi, quelli più esterni, composti da un telaio in ferro e rete stirata, per una migliore inserimento nel contesto.

 

Restauro delle strutture archeologiche

Gli interventi di restauro contenuti nel progetto sono stati definiti sulla base di prassi condivise e largamente sperimentate in aree archeologiche. Per ogni intervento è stata prevista l’esecuzione di saggi preliminari e campionature: ciò anche al fine di delineare delle modalità di intervento codificate, che possano essere ripetute in sicurezza nel corso di interventi successivi – secondo la formula del ‘cantiere pilota’ – a seguito del reperimento di ulteriori risorse, tenuto conto della sostanziale ripetitività delle strutture considerate e dei principali fenomeni di deterioramento.

Gli interventi di restauro hanno mirato alla ricostituzione della consistenza delle strutture archeologiche, alla pulitura e al consolidamento dei materiali e all’eliminazione di alcune delle cause di degrado.

 

Il leccio di Marguerite Yourcenar:

Il leccio di Marguerite Yourcenar, ormai completamente secco dal 2014 in quanto oggetto di attacco da parte di cerambicidi, era una pianta di notevoli dimensioni e, purtroppo, un elemento di pericolo, in caso di caduta, sia per l’incolumità delle persone che per il possibile danno gli apparati decorativi murari e pavimentali presenti ai piedi dell’albero. A seguito delle indagini specialistiche e dei vari sopralluoghi con gli esperti del settore, si è intervenuti per mettere in sicurezza l’albero tramite la potatura dei rami in stato avanzato di degradazione dei tessuti legnosi.

 

Progetto illuminotecnico

Nel progetto si sono perseguiti in particolar modo l’obiettivo di una nuova illuminazione dedicati al percorso turistico ed in particolare al piano di calpestio;

Poiché ci si trova in un’area particolarmente sensibile dal punto di vista sia archeologico che naturalistico è necessario prevedere una tipologia di impianto completamente removibile che non intacchi con le strutture preesistenti, in particolare quelle archeologiche e soprattutto si avvalga del principio base del “minimo intervento”.

Ci si è avvalsi pertanto di apparecchi segnapasso a torretta, di piccole dimensioni, con un’altezza indicativa di 20 cm, leggermente orientabili. Lungo i percorsi pedonali e le aree verdi, si sono scelte lampade a luce bianca di tono freddo.

In linea generale, il posizionamento di tutti i corpi illuminanti, così come la scelta della loro dimensione, è stata tale da non arrecare danno alle antichità, disturbo visivo durante le visite diurne (intrusività) e disturbo visivo durante le visite notturne (abbagliamenti).

 

RIFERIMENTI AMMINISTRATIVI
  • determina n. 68 del 7 aprile 2022 (affidamento progettazione a favore dell’Arch. Emiliano Mura)
  • determina n. 177 del 15 settembre 2022 (affidamento indagine agronomiche a favore dell’agronomo Andrea De Benedetto)
  • determina n. 179 del 15 settembre 2022 (affidamento indagine strutturali a favore della Società A.V.F. Studio Srls)
  • determina n.220 del 07/11/2023 (affidamento lavori a favore della ditta O.E.R.B. srl)
  • Inizio dei lavori: marzo 2024
  • Fine dei lavori: dicembre 2024
  • Squadra di lavoro: RUP e DL: Arch. Antonella Mastronardi, Direttore operativo: Dott.ssa Veronica Fondi, Dott.ssa Sabrina Pietrobono, Collaboratori tecnici: Arch. Fabrizio Dinarelli, Antonio Garaffo, Incaricato alla programmazione delle spese per investimenti e collaboratori: Dott.ssa Elena Achille, Incaricato alla predisposizione e al controllo: Stefania Coccioni

DOCUMENTAZIONE FOTOGRAFICA

ANTE OPERAM

POST OPERAM


RESTAURO MOSAICI

Interventi di manutenzione sulle pavimentazioni del giardino di Villa d'Este

Ufficio Tecnico

Cenni storici sulla Villa

La villa si trova nel centro di Tivoli, con ingresso da piazza Trento n. 5, sul margine nordoccidentale del nucleo storico. Il complesso è composto da un palazzo tardo rinascimentale che si insedia su un declivio artificiale appositamente realizzato nel XVI secolo per accogliere il giardino monumentale che ospita una sequenza scenografica di fontane e giochi d’acqua e si estende complessivamente su una superficie di circa quattro ettari.

Il complesso è stato oggetto negli ultimi anni di numerosi interventi di manutenzione, riqualificazione e restauro sia nelle strutture architettoniche sia nella componente idraulica e vegetale. Villa d’Este,

considerata un capolavoro del Rinascimento italiano, deve la sua costruzione al cardinale Ippolito II d’Este (1509-1572), secondogenito di Alfonso I e Lucrezia Borgia, in attuazione di un grandioso progetto il cui programma architettonico e iconologico fu ideato dall’antiquario architetto Pirro Ligorio e condotto dall’architetto di corte Alberto Galvani, con l’ingegnere Tommaso Ghinucci per la parte idraulica. Nelle sale del Palazzo si conserva un coerente apparato decorativo dovuto ad un gruppo di artisti esponenti del tardo Manierismo romano, tra i quali Livio Agresti, Federico Zuccari, Durante Alberti, Girolamo Muziano e Cesare Nebbia.

La Villa deve il perdurare della sua fama agli innumerevoli giochi idraulici con i quali gli artefici del XVI e XVII sec. hanno sperimentato tutti i possibili effetti formali ed acustici dell’acqua, come gli esemplari meccanismi pneumoidraulici della fontana dell’Organo e della Civetta.

Le attività relative al complesso architettonico hanno come principale obiettivo anzitutto la

conservazione e la valorizzazione del suo patrimonio storico, architettonico, artistico, ingegneristico e vegetale, promuovendone al contempo la più vasta conoscenza e garantendone la massima accessibilità e fruibilità nella piena salvaguardia della sua integrità. Alla conservazione dello straordinario giardino di fontane, che ha costituito esempio per lo sviluppo dell’arte dei giardini in Italia e all’estero, la Villa affianca oggi una intensa attività di promozione della conoscenza afferente alla cultura rinascimentale e musicale in genere, anche in rapporto alla storica presenza di Franz Liszt a Villa d’Este, nel ventennio precedente la sua scomparsa. Dal 2001 Villa d’Este è inserita nella lista del patrimonio mondiale UNESCO.

 

Il giardino di Villa d’Este
LE PAVIMENTAZIONI DEL GIARDINO

Descrizione dei materiali e dello stato di conservazione

Le tipologie di pavimentazione presenti nel giardino della villa sono di diversa natura e afferibili a differenti contesti cronologici e interventi storici; tuttavia si possono ritenere tutte di fattura moderna, realizzate nel XX e XXI secolo.

I rivestimenti pavimentali sono interessati da uno stato di conservazione variabile in base a vari fattori come la natura del materiale costitutivo, la vicinanza di alberature o canali d’acqua, la frequenza del calpestio dei visitatori o la carrabilità rispetto ai mezzi di trasporto utilizzati per le manutenzioni del giardino. Quasi tutte le tipologie di pavimentazioni, tuttavia, mostrano forme di degrado avanzato, che comportano problematiche sia per la sicurezza dei visitatori e degli operatori sia dell’aspetto estetico dei percorsi del giardino.

 

Le principali tipologie di rivestimento presenti sono classificabili come segue:

– pavimentazione a cd. mosaico romano (elementi lapidei policromi articolati in decorazioni

geometriche)

Le pavimentazioni caratterizzate da decorazione a mosaico romano sono state realizzate negli anni ‘29/30 e negli anni ‘45/50, sul modello di aree di pavimentazione antica all’epoca ancora conservate e oggi visibili solo nella documentazione degli interventi pregressi. Si tratta di mosaici a motivi geometrici realizzati con tessere lapidee policrome di taglio irregolare.

Questa tipologia di rivestimento è soggetta a fenomeni di distacco delle tessere lapidee, aggravato ovviamente dalla costante sollecitazione meccanica dovuta al calpestio dei visitatori, e a deformazioni anche gravi provocate sia dagli apparati radicali di alberature e piante presenti ai margini dei viali sia dalla pressione dell’acqua nelle tubature e negli scarichi che passano al di sotto dei camminamenti.

Sono presenti inoltre numerose integrazioni non coerenti con la tecnica esecutiva.

 

– pavimentazione con elementi lapidei (lastre, scaglie, pezzame etc).

Possono essere omogenei, con lastre calcaree o elementi lapidei di minori dimensioni, o più

complesse, in alcuni casi con inserti in cotto a creare delle riquadrature o decorazioni geometriche.

Questa tipologia di rivestimento è soggetta a distacchi e perdita degli elementi lapidei e fittili inseriti.

Sono presenti inoltre numerose integrazioni non coerenti con la tecnica esecutiva.

 

– conglomerato cementizio, anche armato

In alcuni casi mescolato a pietrisco o ghiaia. Può trovarsi anche in combinazione con elementi lapidei (es. ciottoli) per creare soluzioni geometriche semplici.

Le aree di pavimentazione in conglomerato cementizio sono soggette a mancanze anche estese, che in alcuni casi, ove presente, mettono in luce l’armatura metallica sottostante; sono quasi sempre disomogenee in quanto caratterizzate da interventi successivi di integrazione delle mancanze.

 

– ghiaia e pietrisco

Questo tipo di rivestimento non è soggetto a particolari problematiche; necessita di manutenzione ordinaria con livellamento o riempimento dei dislivelli che possono venire a crearsi in seguito al dilavamento per le piogge o all’apporto antropico del calpestio.

 

– battuto di terra

Durante gli interventi di restauro che hanno interessato la villa negli anni 2000, la precedente pavimentazione del Gran Viale in mosaico romano è stata rimossa e sostituita riproponendo aree a parterre in battuto, delimitate da zone rivestite in lastre calcaree. Le aree in battuto di malta sono particolarmente sensibili agli agenti atmosferici e ai cicli di gelo/disgelo, che provocano fenomeni di disgregazione.

 

– rampe in conglomerato bituminoso (sovrapposte alle pavimentazioni sottostanti)

Su alcune cordonate del giardino caratterizzate da ampi gradoni sono presenti rampe bituminose, realizzate in passato per superare i dislivelli e permettere il passaggio dei mezzi di trasporto. Tali pesanti superfetazioni alterano in modo sensibile l’aspetto estetico dei viali e dei percorsi del giardino.

 

Interventi realizzati

Negli ultimi anni, localizzati interventi di manutenzione sono stati effettuati sulle pavimentazioni in mosaico romano, per ovviare alla problematica della pericolosità rispetto all’accessibilità dei visitatori. La metodologia applicata è stata quella conservativa, che ha previsto la rimozione degli elementi lapidei in fase di distacco, la rimozione delle malte di sottofondo disgregate e il consolidamento di quelle ancora efficienti, l’apposizione di nuove malte di allettamento a base di calce naturale e idoneo aggregato e la reintegrazione delle mancanze mediante le tessere originarie ove possibile o utilizzando tessere nuove dello stesso materiale lapideo, opportunamente sagomate.

Nei casi di deformazioni dovute ad apparati radicali è stato necessario, previo parere di tecnico agronomo, caso per caso, eliminare o assottigliare le parti aggettanti delle radici responsabili del dissesto, in modo da conseguire la maggiore planarità possibile.

Nel 2023/2024 è stato inoltre svolto un primo intervento di straordinaria manutenzione su due pavimentazioni dei viali di Villa d’Este: la Discesa dei Draghi (mq 128) e il percorso Rometta –Civetta (mq 134,6).

Dopo la rimozione dei precedenti battuti in cemento e bitume sono state realizzate delle nuove pavimentazioni a base di calce idraulica naturale, cemento e aggregato lapideo tipo travertino, inserendo dei rompitratta anch’essi in travertino.

L’anno successivo il progetto sulle pavimentazioni del giardino ha previsto la realizzazione di alcuni interventi di manutenzione, ripristino e rifacimento, calibrati sulla base della tipologia di rivestimento presente, volte ad affrontare le problematiche di accessibilità causate dall’avanzamento del degrado dei rivestimenti dei percorsi del giardino.

Si è operato solo su alcune tipologie di pavimentazione, nello specifico le aree in conglomerato cementizio e le pavimentazioni a cd. mosaico romano, prediligendo le aree interessate da fenomeni di degrado più marcato.

In questo secondo caso il progetto è andato a coordinarsi con paralleli interventi sui percorsi eseguiti nel periodo precedente, che hanno individuato una soluzione efficace e coerente con la particolare natura di questo eccezionale luogo, replicabile e da porsi come modello per successivi interventi analoghi.

Ampie sono le zone interessate da pavimentazione in conglomerato cementizio, come il viale piano davanti alla Fontana dei Draghi o quella del piazzale della fontana del Nettuno e attorno alle Peschiere. Le problematiche che riguardano questo tipo di rivestimento si manifestano principalmente con fratturazioni e mancanze anche estese di porzioni, che in alcuni casi sono state nel tempo risarcite, creando situazioni eterogenee e incoerenti.

Si è rimossa e sostituita la pavimentazione del grande viale orizzontale del giardino, antistante la fontana dei Draghi, detto Vialone, per tutta la sua estensione in piano, a partire dalla base della cordonata di San Pietro fino al piazzale della Fontana delle Civette. Tale intervento dà l’avvio e pone le basi metodologiche per una graduale ma progressiva sostituzione di tutte le altre pavimentazioni di questa tipologia.

Si è trattato di una sostituzione completa della pavimentazione esistente, in cemento armato molto degradato e si è operato quindi tenendo conto delle necessità manutentive del sito e della coerenza estetico-funzionale del peculiare ambiente di giardino storico, scegliendo la soluzione già recentemente individuata per altre pavimentazioni del giardino. In particolare, si è optato per realizzare pavimentazioni in malta di calce e aggregati naturali, privilegiando l’utilizzo di materiali locali o già ampiamente presenti nei manufatti del giardino (travertino, laterizio etc.) che abbiano caratteristiche di buona tenuta superficiale e che siano pregevoli anche dal punto di vista estetico per la capacità di risultare coerenti per cromia e tessitura con l’ambiente circostante.

Infine, nel caso della manutenzione delle pavimentazioni in mosaico romano, si è operato

puntualmente su alcune piccole aree più problematiche, compromesse a causa di sollevamenti, fratture o mancanze anche profonde che rappresentano un pericolo per il visitatore, rimuovendo i rivestimenti della zona compromessa e reintegrando la superficie utilizzando tecniche e materiali costitutivi coerenti con le superfici circostanti.

Negli ultimi anni, localizzati interventi di manutenzione sono stati effettuati nei casi sopra descritti, per ovviare alla problematica della pericolosità rispetto all’accessibilità dei visitatori. La metodologia applicata è stata quella conservativa, che ha previsto la rimozione degli elementi lapidei in fase di distacco, la rimozione delle malte di sottofondo disgregate e il consolidamento di quelle ancora efficienti, l’apposizione di nuove malte di allettamento a base di calce naturali e idoneo aggregato e la reintegrazione delle mancanze mediante le tessere originarie ove possibile o utilizzando tessere nuove dello stesso materiale lapideo, opportunamente sagomate. Nei casi di deformazioni dovute ad apparati radicali è stato necessario, previo parere di tecnico agronomo caso per caso, eliminare o assottigliare le parti aggettanti delle radici responsabili del dissesto, in modo da conseguire la maggiore planarità possibile.

 

RIFERIMENTI AMMINISTRATIVI
  • determina n. 192 del 14 ottobre 2024 (affidamento incarico a favore della ditta SOCORE srl)
  • determina n.70 del 22 aprile 2024 (affidamento incarico a favore della ditta Land srl)
  • Inizio dei lavori: 9 dicembre 2024
  • Fine dei lavori: in corso (ottobre 2025)
  • Squadra di lavoro: RUP: Dott.ssa Veronica Fondi, Collaboratore al RUP: Arch. Laura Bernardi, DL Arch. Antonella Mastronardi, Direttore operativo: Dott. Davide Bertolini, Collaboratori tecnici: Arch. Laura Baruzzi, Elisabetta Ciniglio, Paola Pagliari, Incaricato alla programmazione: Dott.ssa Elena Achille, Incaricato alla predisposizione e al controllo: Stefania Coccioni

DOCUMENTAZIONE FOTOGRAFICA

ANTE OPERAM

CANTIERE

POST OPERAM


Fontana di Diana di Efeso o di Madre Natura post operam

Restauro delle fontane poste nel giardino piano di Villa d'Este

Ufficio Tecnico

Cenni storici sul Giardino piano

Lo straordinario complesso di Villa d’Este è caratterizzato da una conformazione planimetrica e architettonica che, nei suoi tratti essenziali, è rimasta coerente rispetto all’assetto originario cinquecentesco e alle modifiche intercorse soprattutto nel ‘600 ad opera degli eredi del cardinale Ippolito II d’Este. Al contrario risulta completamente mutato il contesto vegetale attuale che ha avuto uno sviluppo diverso, indipendente e, in diversi tratti, peculiare. Le modificazioni introdotte nei secoli XVII, XVIII e XIX hanno infatti comportato una notevole modifica nelle masse arboree, nell’uso e nella localizzazione delle essenze. L’impianto originario del complesso estense di Tivoli è ricostruibile grazie al dipinto murale di Girolamo Muziano nella Sala della fontana rustica (1565-67), ad incisioni e a fonti letterarie cinquecentesche.

La struttura planimetrica della villa e del suo giardino si struttura partendo a ritroso rispetto all’ingresso odierno.

L’ingresso originario di Villa d’Este è infatti collocato nella parte più bassa del complesso, proprio in corrispondenza del Giardino piano, un grande terrazzamento pianeggiante creato grazie a imponenti sostruzioni realizzate nella Valle Gaudente. Un semplice portale chiuso da un cancello si apre tra le case medievali del centro di Tivoli.

Dopo un breve tratto segnato da due fontane rustiche, si entra nell’ampio spazio del Giardino piano.

Qui era stato realizzato il Giardino dei Semplici, composto da sedici aiuole quadrate coltivate con erbe officinali, fiori e alberi da frutta. Un pergolato in legno, a croce greca, suddivideva lo spazio e, all’incrocio dei quattro bracci, era collocato un grande padiglione ottagonale coperto da una cupola con otto aquile argentee e da un giglio dorato sulla sommità.

Agli inizi del XVII secolo furono realizzati una serie di lavori che conferirono un nuovo aspetto a tutto il Giardino piano. Il padiglione in legno venne abbattuto e al suo posto furono piantati i cipressi che davano il nome alla Rotonda dei cipressi, punto focale della parte inferiore della villa. La scultura della Diana di Efeso o Madre Natura fu spostata dalla Fontana del Diluvio e collocata lungo il muro perimetrale del giardino. Inoltre vennero realizzate le quattro Fontane delle aquile estensi e la Fontana dei cigni. È probabile che la Fontana dell’Inverno – che accoglie la scultura in origine collocata nella Gran loggia – e le Mete sudanti siano state realizzate anch’esse agli inizi del XVII secolo.

L’attuale assetto del Giardino piano si è definito in seguito alle trasformazioni dei secoli XIX e XX.

Al XX secolo risalgono inoltre le bordure circolari in tartaro che delimitano le fontane delle Aquile e le Mete.

 

Il progetto

Il progetto di restauro ha interessato le fontane poste nel Giardino piano del sito nel sito UNESCO di Villa d’Este:

  • fontane delle Aquile: si tratta di quattro manufatti/fontana disposti secondo un doppio asse di simmetria a forma di croce;
  • fontane delle Mete: sono due manufatti caratterizzati da una scogliera rustica rastremata verso l’alto e caratterizzata da quattro archi che si aprono alla base, sono dette anche “mete sudanti” poiché l’acqua sembra trasudare dalla scogliera rustica;
  • fontana di Diana o di Madre Natura: formata dalla scultura della Diana di Efeso in origine collocata nella fontana dell’Organo e spostata ad inizio seicento nel Giardino piano e circondata da una scogliera rustica di tartari;
  • fontana dei Cigni o di Arianna

I lavori erano inseriti nel più ampio intervento PNRR “La via delle acque” che ha previsto anche la revisione completa dell’apparato idraulico del settore dell’impianto dove sono collocate le fontane oggetto dell’intervento e portato al pieno recupero delle fontane nel proprio aspetto peculiare, sia nella forma che nella funzione.

L’area interessata dal progetto di restauro è caratterizzata da spazi aperti e comunicanti tramite viali bordati da siepi di varia altezza.

Gli interventi hanno riguardato diverse tipologie di opere, tra cui:

– operazioni di disinfezione e disinfestazione;

– operazioni di pulitura;

– operazioni di consolidamento;

– operazioni di trattamento di elementi metallici;

– operazioni di integrazione di parti mancanti;

– operazioni di stuccatura, microstuccatura, presentazione estetica;

– operazioni di protezione;

– altre operazioni (chiusura o bloccaggio dell’afflusso d’acqua alle fontane; impermeabilizzazione delle vasche d’acqua).

Il progetto ha mirato al recupero dell’immagine di una porzione del Giardino piano, riducendo inoltre i fenomeni di degrado e ridando piena leggibilità ai materiali e alla forma dei manufatti.

 

Le fontane interessate dall’intervento, sono, in particolare:

 

  1. Fontane delle Aquile.

Realizzate secondo un doppio asse di simmetria a croce, prendono il nome dalle aquile (simbolo araldico degli Este). Le quattro fontane sono poste nei grandi parterre che delimitano la croce greca alla cui intersezione è collocata la rotonda dei cipressi.

Tutte e quattro presentano una vasca polilobata inserita in un’area circolare più ampia delimitata da un basso cordolo in tartari.

Presentavano muschi e piante infestanti, in minor numero, che coprivano abbondantemente le figure delle fontane, che sono stati eliminati ridando forma alle parti scultoree. Gli interventi degli inizi del Novecento avevano determinato inserimenti occasionali di cemento, che sono stati ripristinati.

 

  1. Fontane delle Mete o Mete sudanti.

Sono due fontane situate sul viale che costeggia la terrazza panoramica della fontana di Arianna o dei Cigni.

Sono composte da massi di forma irregolare, posti gli uni sugli altri in ordine decrescente e ricoperti da vegetazione. Sulla sommità si trovano gli zampilli dai quali fuoriesce l’acqua che scorre lungo la scogliera fino alla vasca circolare posta alla base e delimitata da due cordoli in tartaro.

Il nome e la forma rimandano alla Meta Sudans di Roma, posta tra l’Arco di Costantino e il Colosseo.

La qualità delle acque del fiume Aniene ha portato a un ispessimento consistente della superficie esterna, consistente in una concrezione friabile e scalfibile; pertanto è stata necessaria un’operazione di accurata rimozione dei depositi su tutte le superfici esterne delle Mete.

Il principale fattore di degrado è infatti rappresentato dalla presenza dell’acqua che, percolando sulle superfici sottostanti, si raccoglie nella vasca posta alla base. Si crea così l’accumulo di ingenti depositi calcarei che ricoprono la decorazione rocciosa della fontana, nascondendo le superfici. Al di sopra di questi depositi si crea, favorita dalla notevole umidità, una spessa patina biologica e la crescita di numerose piccole piante superiori.

E’ stata necessaria una rimozione prima della patina biologica e, a seguire, del calcare che si è accumulato con il tempo sulle superfici irregolari delle rocce. Oggi le Mete sono tornate del colore e della forma originari, ma già si vedono i primi segni di degrado, dovuti all’incessante scorrere dell’acqua.

 

  1. Fontana di Diana di Efeso o di Madre Natura.

La Fontana della Madre Natura, o Fontana dell’Abbondanza, o di Diana di Efeso, è posta a ridosso del muro di cinta, sul lato settentrionale del giardino, vicino all’ingresso originale della Villa su Via del Colle. Su un fondo decorato a tartaro tiburtino (materiale calcareo molto usato per suggerire la ‘rusticità’ di grotte e fontane) è posta la scultura della Madre Natura, ispirata all’iconografia della Diana di Efeso e caratterizzata dalle molte mammelle che rimandano alla fertilità generatrice. La statua fu realizzata dallo scultore fiammingo Gillis van den Vliete (italianizzato Giglio della Vellita o Egidio della Riviera) da Ippolito II, per ornare la nicchia centrale della Fontana oggi detta dell’Organo. Alessandro d’Este la fece spostare nel 1611 nell’attuale posizione. La statua è collocata sotto un arcone rustico lavorato con tartari, a simulazione di una grotta naturale, su un fondo anch’esso rivestito di tartari più minuti; dalle molteplici mammelle fuoriescono sottili getti d’acqua che si riversano nel basso bacino mistilineo.

Presentava forti insediamenti di piante spontanee ed infestanti; perciò è stato necessario intervenire rimuovendo gli attacchi attraverso applicazione di biocida. Per quanto riguarda la scultura, la parte inferiore risultava di difficile lettura in quanto nascosta dagli spessi depositi carbonatici; la parte superiore, scurita dalla patina biologica, mostrava alcune mancanze di cui le principali al naso e gli arti superiori (avambraccio e mano destra, dita della mano sinistra).

Anche qui, il principale fattore di degrado è rappresentato dalla presenza dell’acqua. Zampilli si dipartono dalle numerose mammelle della scultura della dea, percolando sulle superfici sottostanti fino a convogliare nella vasca antistante. Per tale ragione la metà inferiore della fontana mostrava uno stato di conservazione molto differente da quella superiore. Si erano qui accumulati ingenti depositi calcarei che ricoprivano la metà inferiore della scultura e la parte di decorazione rocciosa della nicchia che la ospita, nascondendo i dettagli delle superfici. Al di sopra di questi depositi si osservava poi, favorita dalla presenza abbondante di acqua, una spessa patina biologica e la crescita di numerose piccole piante superiori. La parte superiore della nicchia e della statua invece vedeva una scarsa presenza di depositi e un biodeterioramento consistente principalmente in una patina scura diffusa.

L’accurata pulitura delle superfici e gli interventi sia alla figura di Diana che alla vasca inferiore, hanno riportato alla luce dettagli importanti della statua, in modo particolare le decorazioni della parte bassa del corpo e gli arti inferiori. Tuttavia si è scelto di non reintegrare le parti scultoree mancanti, per non creare un falso storico nella conservazione del manufatto.

 

  1. Fontana dei Cigni o di Arianna.

È posta nel piccolo piazzale sporgente rispetto al limite delle sostruzioni che sorreggono il Giardino piano.

La fontana funge da termine prospettico al viale che inizia dalla Rotonda dei cipressi, passando tra le Mete e giungendo infine allo spiazzo dove è collocata la fontana. Ormai priva delle statue che originariamente la ornavano, prende il suo nome dalla statua di Arianna dormiente che in origine era posta nella nicchia centrale.

La fontana non è alimentata dalle acque e lo stato conservativo delle superfici della fontana risultava discreto, anche in considerazione del fatto che il restauro dei primi anni 2000 ha già affrontato le principali problematiche a carico del manufatto. Tuttavia l’esposizione all’aperto aveva comportato una perdita di parti della decorazione in mosaico, anche di restauro, fenomeni di distacco e aree di caduta degli intonaci, fessurazioni e fratturazioni diffuse. Inoltre, piccole piante superiori si erano insinuate nelle discontinuità dei materiali e una patina biologica era diffusa sull’intero manufatto e gli elementi decorativi in cemento dell’aquila e del giglio risultavano distaccati e giacenti vicino alla fontana, non integri e con diverse fratturazioni.

Un’accurata pulizia delle superfici, coadiuvata alla stuccatura delle fessurazioni e al reintegro dei mosaici distaccati, ha portato al recupero della fontana e la messa in pristino delle superfici, riscoprendone i colori.

 

In conclusione, possiamo valutare come la presenza dell’acqua del fiume Aniene, abbondante ma ricca di depositi minerali e di sedimenti fangosi, rappresenta una caratteristica peculiare di Villa d‘Este. Le operazioni di manutenzione ordinaria e straordinaria che vengono svolte regolarmente dall’Ufficio Tecnico, coadiuvato da archeologi e restauratori, sono finalizzate all’eliminazione degli attacchi biologici e delle concrezioni, alla pulitura e consolidamento delle superfici e al ripristino finale delle fontane, per mantenerle funzionanti ed eliminare il degrado naturale delle superfici e dell’impianto idrico.

 

 

RIFERIMENTI AMMINISTRATIVI
  • determina n. 185 del 4 ottobre 2024 (affidamento incarico all’ATI Federiciana Restauri Di Maria Luisa De Toma (Capogruppo / Mandataria) / Emiliano Africano Srl (Mandante))
  • Inizio dei lavori: ottobre 2024
  • Fine dei lavori: marzo 2025
  • Squadra di lavoro: RUP e Direttore operativo: Dott. Davide Bertolini, Collaboratore al RUP: Dott.ssa Veronica Fondi, Collaboratori tecnici: Arch. Laura Baruzzi, Elisabetta Ciniglio, Incaricato della programmazione della spese per investimenti e collaboratori: Dott.ssa Elena Achille, Incaricato della predisposizione e del controllo delle procedure di bando e esecuzione dei contratti: Stefania Coccioni

ANTE OPERAM

POST OPERAM


risanamento solaio

Restauro e risanamento conservativo del solaio di copertura del Magazzino "B" del Santuario di Ercole Vincitore

Ufficio Tecnico

CENNI STORICI

Il Santuario di Ercole Vincitore è uno dei maggiori complessi sacri dell’architettura romana di epoca tardo-repubblicana, con funzioni religiose, politiche e commerciali, situato in una posizione strategica sul passaggio obbligato tra il bacino superiore e quello inferiore del fiume Aniene, in un punto di naturale collegamento tra la costa tirrenica e quella adriatica, fondamentale per l’esercizio della transumanza.

Il monumento è caratterizzato da un utilizzo ininterrotto, fino ai nostri giorni, durante il quale ha sviluppato una vocazione agricola e di insediamento monastico in epoca post-antica, e poi una forte vocazione industriale, per la grande presenza di acqua sfruttabile a fini produttivi, che lo ha trasformato in fabbrica di armi e polveriera (XVII sec.), fonderia per cannoni (Luciano Bonaparte, 1802), industria tessile e siderurgica (1815), in ultimo centrale per la distribuzione di energia idroelettrica (Società per le forze Idrauliche, 1846) e cartiera (Società Cartiere Tiburtine, 1887), quest’ultima attiva fino agli anni Cinquanta del XIX secolo.

Il complesso è pertanto un raro caso di sito che, utilizzato fino a pochi decenni fa, ha subito sostanziali modifiche divenendo un’inscindibile unità di strutture antiche, tracce riconducibili alla presenza monastica e alle tradizioni rurali, e dei manufatti industriali.

In particolare, la riutilizzazione come Cartiera Mecenate, ad opera della famiglia Segrè dal 1887, disposta principalmente a ridosso del podio del Tempio e della parte di Triportico rimasta in piedi, sul lato nord-est del complesso, vede dopo la saturazione di questi spazi anche il fiorire nei decenni successivi, quelli di massima espansione della produzione cartaria, di alcune strutture ex novo, costruite a ridosso delle altre strutture romane: accanto all’attuale Antiquarium ed a ridosso dell’imbocco da nord della Via Tecta, su entrambe i lati. Le strutture attualmente esistenti, in ferro e cemento armato, hanno contribuito alla parziale conservazione delle testimonianze antiche, rappresentando oggi uno straordinario patrimonio di archeologica industriale. L’attività della Cartiera, la cui area già dal 1950 viene ceduta al Demanio, si conclude nel 1956 e con essa termina anche il processo di riutilizzo industriale del Santuario.

 

OGGETTO DELL’INTERVENTO

Il Magazzino “B” è stato realizzato nel periodo di massima fioritura dell’industria delle cartiere, su progetto dall’ingegnere Emo Salvati, nei primi anni ’30. Presenta una conformazione planimetrica rettangolare e confina sul lato nord-ovest con la via Tecta, sul versante sud-ovest con una struttura in muratura preesistente, che immette direttamente alla zona del Triportico, mentre a sud-est risulta parzialmente a contatto con il terrapieno della strada. Originariamente realizzato per ospitare il deposito di carta in partenza e carta da macero, il fabbricato è realizzato con struttura intelaiata monopiano in cemento armato e ricopre una superficie di circa 400 mq. La struttura in calcestruzzo armato gettato in opera si compone di elementi portanti verticali che vanno a sostenere il solaio di copertura, costituito da un graticcio di travi principali e travi secondarie rese solidali dalla soletta di completamento.

 

STATO DI CONSERVAZIONE

Prima dell’intervento di restauro lo stato di conservazione delle strutture evidenziava fenomeni di degrado ed ammaloramento di differente entità che interessavano le strutture portanti del solaio di copertura. Le problematiche riscontrate, quali il distacco del copriferro e l’ossidazione delle armature, erano riconducibili, oltre che alle tradizionali cause di degrado del calcestruzzo, anche ai consistenti fenomeni di infiltrazione di acqua piovana che avevano interessato la copertura per anni a causa dell’assenza di un adeguato sistema di impermeabilizzazione.

 

IL PROGETTO E L’INTERVENTO DI RESTAURO E RISANAMENTO CONSERVATIVO

Al fine di effettuare le opportune verifiche, la struttura è stata modellata attraverso un software agli elementi finiti schematizzando travi e pilastri con elementi tipo “frame” (elementi monodimensionali) e la soletta di collegamento in c.a. con un elemento tipo “shell” (elemento bidimensionale). Le verifiche sugli elementi strutturali hanno evidenziato che, mentre le travi principali risultavano verificate, le travi secondarie presentavano una situazione di criticità ai carichi statici. Per tale ragione è stato progettato un intervento di consolidamento delle travi secondarie che permettesse di soddisfare le verifiche nella condizione di carico più gravosa, oltre che interventi di risanamento del calcestruzzo ammalorato e delle armature degradate.

Le fasi di rilievo e di indagine hanno permesso di elaborare un quadro conoscitivo completo del fabbricato in esame grazie al quale è stato possibile tracciare una mappatura del degrado ed elaborare quindi gli opportuni interventi.

Il progetto, redatto dalla F.A.C.E. s.r.l. – società di ingegneria, ha previsto primariamente l’esecuzione di interventi sugli elementi strutturali in cemento armato, attività necessarie per il ripristino della funzionalità costruttiva del solaio di copertura, che hanno compreso:

  • Interventi corticali di ripristino del copriferro degli elementi in calcestruzzo per uno spessore pari al copriferro, realizzati con malte tissotropiche fibrorinforzate;
  • Interventi di rinforzo sulle travi secondarie sottoposte, oltre che alle attività di ripristino dello strato corticale, anche a interventi di rinforzo strutturale consistenti nel posizionamento di armatura integrativa.

Il progetto ha compreso inoltre l’esecuzione di opere edili, ossia attività necessarie alla funzionalità e al decoro del fabbricato, che hanno compreso:

  • Sostituzione delle partizioni in legno presenti al piano terra con delle recinzioni tipo “Orsogril” finalizzate a creare una zona di stoccaggio con conformazione planimetrica rettangolare;
  • Esecuzione delle opere di finitura sulle pareti in muratura e sulle strutture verticali in c.a. (pilastri) necessarie a dare il lavoro finito.

 

RIFERIMENTI AMMINISTRATIVI
  • determina n. 147 del 7 novembre 2019 (affidamento incarico di consulenza strutturale, piano di indagini e prove strutturali. Progettazione dell’intervento, Direzione Lavori, Coordinamento della sicurezza e Certificato di Regolare Esecuzione_F.A.C.E. srl)
  • Decreto n. 4 del 28 gennaio 2021 (affidamento opere di restauro e risanamento conservativo del solaio di copertura del magazzino B del Santuario di Ercole Vincitore_Acanto Restauri srl)
  • Inizio dei lavori 8 marzo 2021
  • Fine dei lavori 9 febbraio 2022

DOCUMENTAZIONE FOTOGRAFICA

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CANTIERE

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