La forma dell’acqua

 

Dal 17 aprile Villa Adriana è interessata da una complessa operazione tecnica di svuotamento, manutenzione e successivo riempimento di tre bacini d’acqua iconici del sito, Canopo, Pecile e Teatro Marittimo. L’intervento è finalizzato alla bonifica e alla valorizzazione dei complessi archeologici, nel rispetto della fauna presente. La manutenzione straordinaria permette, dopo quasi mezzo secolo, di ispezionare i bacini, eliminando i depositi accumulatisi negli anni sul fondo, ripristinando l’impermeabilizzazione delle superfici e mettendo in sicurezza i resti dei rivestimenti antichi conservati ancora in situ, in un’ottica di tutela e mantenimento dell’integrità materiale, dell’efficienza funzionale e soprattutto dell’identità di questi luoghi simbolo del sito Unesco. L’aspetto attuale di tali aree è infatti il risultato della storia novecentesca della villa e della sua potente caratterizzazione, di cui si intende rinnovare il valore iconico.

Il fervore di attività seguito alla Seconda Guerra Mondiale diede inizio a una nuova stagione di Villa Adriana non solo per riparare i danni dovuti al conflitto, ma anche per migliorarne significativamente l’offerta culturale, secondo un preciso disegno politico che intendeva includere il sito nel futuro assetto turistico della penisola.  Nel decennio 1950-60, infatti, grandi cantieri di scavo e restauro, finanziati dal Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, rinnovarono il volto dell’area archeologica. Le concomitanti scoperte presso il Canopo, con la messa in luce della lunga vasca conclusa dal Serapeo e il ritrovamento sul fondo dell’importante ciclo statuario che ne costituiva l’arredo scultoreo, permisero di recuperare uno dei complessi più famosi della villa tiburtina. Il restauro della vasca, la ricostruzione del colonnato nella porzione settentrionale, il posizionamento lungo i bordi di copie delle sculture appena rinvenute e il ripristino dell’acqua, che coinvolse anche il Pecile e il Teatro Marittimo, condussero ad una vera e propria rivoluzione nella percezione della villa, percorsa da profondi cambiamenti che indussero a ripensare il percorso di visita, nell’intento di offrire un’accoglienza adeguata al nuovo pubblico alle soglie del boom economico. Il mondo era infatti profondamente cambiato e si era lasciato alle spalle l’approccio elitario dei viaggiatori del Grand Tour del Sette e Ottocento, di cui in fondo Marguerite Yourcenar era ancora espressione, a favore di un turismo allargato ad ampi strati di popolazione. In questa temperie anche il cinema scoprì Villa Adriana: gli schermi italiani e internazionali promossero il sito a cartolina del Bel Paese, aprendo la strada al suo immenso successo turistico e consolidandone alcuni aspetti iconici nell’immaginario collettivo.

“L’elemento idrico – commenta il direttore delle VILLÆ, Andrea Bruciati – è connotativo del paesaggio di Villa Adriana e il coraggioso intervento di Salvatore Aurigemma nel dopoguerra ha saputo ribadire il valore costitutivo del sito, inteso dallo stesso Raffaello come villa d’acqua. La tutela e la valorizzazione dell’area archeologica passano dall’intervento sui bacini, che prelude ad uno studio sulle possibilità di reimmissione dell’acqua in altri spazi del sito, per rafforzarne gli aspetti identitari. Questa è un’occasione unica per i nostri ospiti perché dopo quarant’anni consente di scoprire il lato nascosto della villa e in prospettiva di arricchire eccezionalmente l’esperienza di visita, nonché di recuperare preziosi elementi di conoscenza del complesso adrianeo.”

 

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